L’impatto psicologico del Coronavirus:

5 consigli pratici per tutti ed alcune indicazioni concrete per orientarsi

La situazione che stiamo vivendo in questo momento sta mettendo a dura prova il nostro equilibrio psicologico.

La ricerca ha evidenziato che vivere costantemente in una situazione di pericolo, di perdita di familiari e l’essere esposti a scene spaventose, costituisce un fattore di rischio grave per la salute mentale di adulti e bambini.

La paura, emozione primaria, ha la funzione positiva di segnalare uno stato di emergenza ed allarme, preparando la mente ed il corpo alla reazione.

Una limitata dose di paura è necessaria, anzi fondamentale per potersi attivare in una direzione buona di protezione ed allerta ai fini della sopravvivenza dell’individuo e della specie.

Come dice John McNeel, un analista transazionale americano, “non sei qui per vivere a tuo agio, sei qui per vivere la tua vita”.

Questa frase invita all’accettazione di un certo livello di allerta nel vivere, perché tutti siamo vulnerabili e abbiamo bisogno di proteggerci.

Possiamo immaginare la paura come un’emozione che avviene su un continuum, dove nella parte centrale c’è la reazione sana, ad un estremo c’è la sottovalutazione del rischio e all’altro c’è il Panico, l’ansia generalizzata e, a volte, l’Ipocondria.

Nel primo estremo non c’è la percezione del rischio, lo si reputa “lontano da sé” e non si mettono in campo comportamenti di autoprotezione e di protezione di comunità.

Nel secondo caso ci si sente costantemente sotto minaccia e in balìa di un nemico invisibile che può contagiare sé ed i propri cari in ogni momento.

Ognuno di noi sta facendo i conti con questa situazione a vari livelli.

C’è chi vive la quarantena e le restrizioni e quindi subisce uno stress ma non ha fatto esperienza diretta della malattia e dell’isolamento ad essa legato; chi sta facendo i conti con la malattia propria o di una persona cara o della morte; chi ha vissuto esperienze traumatiche più antiche che in questa situazione si riattivano e si esprimono in sintomi come panico e ipocondria.

Siamo tutti sottoposti ad uno stress e la nostra reazione dipende da fattori esterni (ciò che ci accade), dalla presenza di risorse interne e dalla nostra storia.

Una persona che ha vissuto precedentemente un trauma, quando viene esposto nuovamente ad un secondo, può sviluppare sintomi più facilmente di una persona che non ha una storia traumatica alle spalle.

Di seguito una lista dei sintomi a cui prestare attenzione:

  • Disturbi del sonno
  • Difficoltà di concentrazione e di memoria (fissazione nuovi concetti, rievocazione abilità)
  • Dipendenze (da fumo, alcool, gioco..)
  • Affaticamento, mancanza di energia
  • Irritabilità/irrequietezza
  • Isolamento/chiusura
  • Flashback, immagini ricorrenti, memorie involontarie e intrusive di un evento traumatico (come ad esempio l’immagine dell’arrivo dell’ambulanza)
  • tentativo di evitare pensieri o sentimenti correlati ad un evento traumatico
  • aumentata attivazione psicofisiologica (allerta ad ogni nuova notizia, ad ogni piccolo cambiamento fisiologico del corpo, come ad esempio un mal di testa o un dolore articolare)
  • umore depresso e pensieri negativi persistenti (ad esempio pensare che siamo tutti spacciati)

In caso abbiate notato la comparsa di alcuni di questi sintomi per un discreto periodo di tempo, l’invito è di occuparvene, mettendo in atto delle strategie positive (i consigli pratici che elencherò di seguito potranno essere un esempio) e soprattutto chiedendo aiuto ad un esperto.

In caso i sintomi fossero soverchianti, uno strumento utile per prevenire l’accumulo di esperienze traumatiche e facilitare l’elaborazione è l’EMDR (link alla pagina), lo strumento principale per il trattamento delle memorie traumatiche.

All’interno di un percorso terapeutico si può affrontare, capire e rielaborare il trauma o i traumi. Il passato ritorna ad essere passato (e a non entrare in modo intrusivo con flashback), si giunge alla consapevolezza di essere vulnerabile ma non impotente, di non poter controllare tutto, ma di poter controllare la propria risposta.

Di seguito un piccolo elenco di consigli pratici rivolto a tutti per gestire l’emergenza:

  1. Stop a TV, la radio e il web.
    Rimanere tutto il giorno davanti alle notizie sul Coronavirus aumenta la paura e le emozioni negative. Scegliere 1 o 2 momenti al giorno per informarsi privilegiando come fonti di informazioni soprattutto i canali ufficiali (ad es. Ministero della Salute, Istituto Superiore della Sanità)
  2. Mantenere il più possibile le proprie abitudini.
    Il “fare” allenta le tensioni e favorisce un miglior riposo notturno. Può trattarsi della lettura di un libro, cucinare, pulire l’auto, fare esercizio fisico meglio se all’aria aperta (in caso di lockdown va bene anche il balcone di casa o la finestra aperta!)
  3. Fare attività che aiutano a rilassarsi.
    Yoga, training autogeno, meditazione, leggere, ascoltare musica, ecc. Moltissimi video sono gratuiti e disponibili on line su tecniche di respirazione e rilassamento. In particolare la sera, dedicarsi ad attività rilassanti che concilino il sonno, evitando di vedere il telegiornale.
  4. Parlare e passare del tempo con la famiglia e gli amici.
    Avere restrizioni di movimento NON significa annullare la socializzazione. Sostituire il caffè con l’amico/a al bar con un caffè da casa in videochiamata o, quando possibile, prendere il caffè insieme con tutte le precauzioni (distanza, aria aperta).
  5. Parlare dei problemi con qualcuno di cui ci si fida.
    Scegliere le persone con le quali avere un confronto positivo. Altrettanto importante è staccare la spina! Ricordarsi di parlare di altro! Ricordarsi che nella vita si sono già superati molti momenti di difficoltà, dentro di sé ci sono le risorse per affrontare anche questo periodo.