Terapia EMDR

COS’È LA TERAPIA EMDR

La terapia Emdr (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è ad oggi considerato il trattamento evidence-based per il Disturbo da Stress Post Traumatico, validato da più ricerche e pubblicazioni di qualunque altra psicoterapia nel campo del trauma.

Con l’Emdr è possibile lavorare su traumi con la T maiuscola, che minacciano la nostra integrità (incidenti, aggressioni, terremoti) ma anche su traumi con la t minuscola, traumi relazionali legati ad esperienze di trascuratezza, abbandoni e paure vissuti nell’infanzia e che hanno ancora oggi un impatto significativo sulla qualità delle relazioni con gli altri.

Gli aspetti vincenti dell’EMDR sono la rapidità di intervento, l’efficacia e la possibilità di applicazione a persone di qualunque età.

COME FUNZIONA

Si parte dalla storia del paziente per identificare i traumi T e t che hanno contribuito a sviluppare la problematica di oggi (es. ansie, attacchi di panico, dipendenza affettiva..). E’ importante sottolineare che non tutti i traumi subiti da una persona sono necessariamente “traumatici”, spesso il nostro cervello ha una buona capacità di auto guarigione e il trauma viene integrato dentro di sé ed elaborato. In altre situazioni invece sembra che il ricordo dell’evento traumatico sia rimasto “congelato” in una zona del cervello (a volte si ha come la sensazione che sia successo poche ore prima anche se risale a mesi o anni addietro)  e sia collegato a sintomi invalidanti. Dopo aver raccolto la storia della persona, il paziente viene invitato a focalizzarsi sull’immagine, l’emozione e la sensazione legata ad uno specifico ricordo traumatico mentre il terapeuta gli fa compiere una serie di movimenti oculari bilaterali (in genere questo significa muovere gli occhi da destra a sinistra seguendo le dita del terapeuta). Questi movimenti facilitano la comunicazione tra gli emisferi cerebrali e l’elaborazione del trauma. Durante il lavoro il trauma  ritorna nel passato e la persona lo sente integrato dentro di sé con una consapevolezza nuova, adulta.

Recenti ricerche hanno dimostrato con tecniche di neuroimaging che esiste un cambiamento significativo nell’attivazione delle aree del cervello dopo l’Emdr, passando da aree limbiche (le aree delle emozioni forti) ad aree corticali (quelle del pensiero, cognitive).

IO E L’EMDR

Sono sempre stata un po’ perplessa quando si parlava di Emdr perché temevo fosse una tecnica che lavorasse in un modo poco in accordo con i miei principi di base in terapia. Questa cosa strana di cui mi parlavano i colleghi, muovere le dita per invitare il paziente a muovere gli occhi, mi sembrava una specie di magia.

Per me l’”okness” (quel “io sono ok, tu sei ok” di Eric Berne, il fondatore dell’Analisi transazionale) è un principio guida fondamentale che mi porta a lavorare in un clima dove io terapeuta non ho maggior potere nella relazione terapeutica, ma lavoro insieme alla persona, consapevole dei miei strumenti ma anche che “chi ne sa di più sul paziente” è il paziente stesso. Temevo quindi che l’Emdr  fosse una tecnica dove il terapeuta avesse un maggior potere e controllo nella relazione e che il paziente fosse un po’ troppo in balìa.

Negli anni ho sempre sentito parlare dell’Emdr e mi sono sempre tenuta un po’ a distanza. Quando andavo agli workshop di formazione si citava spesso e vedevo che molti colleghi la applicavano, ma io ero sempre sospettosa. Nel 2017 mi sono iscritta ad un corso di Psicoterapia Sensomotoria, un approccio che lavora sul corpo per elaborare i traumi e lì per me si è accesa una lampadina. Sentivo che c’era qualcosa che mancava nella mia formazione e parlando con i colleghi ho scoperto che molti di loro lavoravano con la Terapia Sensomotoria integrata all’Emdr. Da lì mi sono incuriosita e nel 2018 finalmente mi sono iscritta alla formazione Emdr. È stata una rivelazione!

Ho scoperto che i miei pregiudizi erano sbagliati, con l’Emdr non solo si lavora con il principio dell’Okness ma è il paziente che fa la maggior parte del lavoro in modo consapevole, il terapeuta è solo uno spettatore accogliente e validante. Da quel momento ho iniziato ad integrare l’Emdr nel mio lavoro ed oggi è uno strumento importante nella mia “cassetta degli attrezzi”. Guardare il paziente con il focus del trauma, collegare i sintomi che porta ad eventi traumatici del passato, ha cambiato in modo importante il mio lavoro e la mia visione dell’essere umano. I traumi sono alla base di molti sintomi (attacchi di panico, pensieri ossessivi, dissociazione) e anche di alcuni disturbi di personalità, ad esempio il Disturbo di personalità Borderline. Penso che nel mio lavoro sia essenziale continuare a formasi e tra i diversi cosi fatti l’Emdr è stato un passaggio essenziale.

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Eliana Giavi - Psicologa psicoterapeuta Roma Centro